Testimonianza di Carola

3 Lug, 2024

Pubblichiamo la testimonianza condivisa da Carola durante la Manifestazione Nazionale per la Vita di sabato 22 giugno 2024 a Roma

Gambàli! Si chiamano così quegli arnesi dove, noi donne, poggiamo le gambe allargate quando dobbiamo partorire o, ahimé, abortire. Di quella fredda giornata di gennaio, del 1999, ricordo il gelo di quei gambali, ricordo il tremore nel posizionarsi su quel lettino, ricordo le lacrime, perché sapevo che stavo facendo una cosa che non avrei mai pensato di fare per cultura, per educazione ricevuta. Ma ero sola e non conoscevo nessuna alternativa. Avevo 23 anni, non lavoravo, la mia famiglia viveva lontana e avevo un fidanzato che voleva che io abortissi, un fidanzato a cui non potevo opporre resistenza.

Negli anni, mi sono incolpata e torturata molto. Avevo “volontariamente” ucciso mio figlio. Mi ero autodeterminata. Ero stata libera di vivere la mia vita. Avevo scelto sul mio corpo? Sono stata davvero libera?

Oggi, che conosco la Legge 194 quasi a memoria, non posso sottrarmi alla responsabilità della firma che ho apposto sul foglio per chiedere l’aborto, ma mi è chiaro che lo Stato non fu solo il mio complice, ma proprio il mandante. Perché 25 anni fa nessuno mi ha ascoltato, non ho fatto nessun colloquio con la psicologa o con gli assistenti sociali, nemmeno con il medico. Sono andata al consultorio, mi hanno fatto l’ecografia e mi hanno detto che avrei dovuto abortire subito perché già ero al limite dei tre mesi. Nessuna altra possibilità. Dopo due giorni ero all’IVG di Pescara, ricordo perfettamente ogni momento, ricordo perfino il nome del ginecologo, che faccio fatica a chiamare medico.

L’anno dopo, durante il Giubileo del 2000, proprio qui a Roma nella Basilica dei Santi Pietro e Paolo, mi sono confessata per la prima volta ed è stato un dolore allucinante perché ho realizzato realmente cosa avessi fatto. Mi ero sentita sola, nessuno mi ha chiesto perché lo facessi, quali fossero i motivi che mi spingevano ad interrompere la gravidanza, le mie motivazioni erano prettamente economiche, e paura di essere sola, avrei voluto qualcuno che mi chiedesse “perché?”, che mi proponesse l’altra possibilità, che mi aiutasse a rendermi consapevole di cosa è l’aborto, l’eliminazione di mio figlio, che avesse tradotto nel concreto i concetti di “autodeterminazione e libertà”.

L’aborto è l’unica scelta di autodeterminazione della donna da cui non si può tornare indietro. Le libertà conquistate delle donne sono cosa buona: una conquista per certi versi anche sacrosanta: se oggi una donna vuole cambiare lavoro lo può fare, se vuole cambiare fidanzato lo può fare, se vuole studiare o cambiare gli studi lo può fare, oggi la donna ha la possibilità di autodeterminarsi; l’unica scelta “così detta di autodeterminazione” da cui non può tornare indietro è l’aborto.

Dopo diversi anni, ho scoperto che la mia ferita poteva diventare una feritoia, che la mia testimonianza poteva diventare un piccolo contributo nello svelare uno dei più grandi inganni ai danni della donna, e cioè che ha il diritto di decidere di sopprimere suo figlio nel proprio grembo, senza che questo la possa cambiare nel profondo. Se raccontare la mia storia può, forse, salvare anche solo una mamma e suo figlio, valeva la pena essere qui.

Anche la più femminista delle femministe sa che chi ha abortito, prima o poi si ritroverà a dover affrontare questa ferita profonda nel cuore: ricordare il giorno dell’aborto, della data presunta del parto, immaginare ogni anno come sarebbe stata la vita di quel figlio. Io ho trovato pace quando ho raccontato per la prima volta la mia storia a Maria Rachele, lei mi disse di dargli un nome: l’ho chiamato Marco, e oggi avrebbe 25 anni. Me lo immagino un amante del calcio, uno studioso, un bravo ragazzo, come i suoi fratelli.

Vorrei dire in ultimo che io ho firmato a favore del progetto di legge Un Cuore che Batte perché non credo assolutamente che sia una pratica barbara, anzi! Se 25 anni fà mi avessero fatto ascoltare il cuore di mio figlio, forse oggi sarebbe vivo e sarebbe qui a Manifestare insieme a noi.

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